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Green Pass abolito per tutti (indiscrezioni sulla data) e anche il CTS si scioglierà. La virologa Gismondo e la scrittrice Susanna Tamaro affermano che non vi è nessuna motivazione scientifica per mantenerlo.

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Green Pass abolito per tutti (indiscrezioni sulla data) e anche il CTS si scioglierà. La virologa Gismondo e la scrittrice Susanna Tamaro affermano che non vi è nessuna motivazione scientifica per mantenerlo.  Vacilla anche la maggioranza. Per quanto tempo ancora gli italiani dovranno sopportare la convivenza con il Green pass, il certificato imposto come ricatto dal governo per costringere i cittadini a vaccinarsi?

Una domanda che sorge spontanea nei giorni in cui mezza Europa inizia a fare decisi passi in avanti verso il ritorno alla vita di sempre, abolendo le misure restrittive introdotte per contrastare il Covid-19. Con un’indiscrezione che ha iniziato a circolare sulla possibile data di pensionamento dell’odiato pass verde. (Continua a leggere dopo la foto)

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Stando a quanto riportato da Affari Italiani, infatti, l’orientamento di Mario Draghi sarebbe quello di eliminare il pass a partire dal prossimo 1 aprile, ovvero all’indomani della scadenza dello stato di emergenza fissata per il 31 marzo. Una decisione maturata a seguito delle fortissime pressioni dell’opinione pubblica, con gli italiani sempre più insoddisfatti delle regole ancora in vigore, in un momento in cui l’andamento della pandemia suggerisce invece ottimismo e coraggio. (Continua a leggere dopo la foto)

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E così pian piano anche i partiti a sostegno del governo, onde evitare pericolosi cali nel consenso elettorale, si stanno rassegnando all’idea di fare un passo indietro e dare l’addio al Green pass, norma che pure molte formazioni hanno difeso nei mesi scorsi. A resistere è il ministro della Salute Roberto Speranza, che vorrebbe un allentamento più graduale: qualche passo avanti dal primo aprile ma la definitiva abolizione del certificato verde soltanto in estate. (Continua a leggere dopo la foto)

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A fare pressioni in senso contrario sono però soprattutto le categorie di lavoratori impiegati nel settore del turismo, uno dei più colpiti dall’emergenza sanitaria: rinunciare alla possibilità di accogliere i turisti a Pasqua, o farlo in maniera limitata, sarebbe l’ennesima mazzata difficile da sopportare. E così Speranza rischia di rimanere isolato: l’ipotesi di un addio al Green pass dal 1 aprile sembra infatti prendere sempre più piede.

Anche il Cts si scioglierà”. Finalmente c’è una data. Il dannoso comitato va in pensione

Dopo aver creato un mare di problemi ed essere stato corresponsabile insieme al ministro Speranza della vergognosa e dannosa gestione dell’emergenza Covid, il Cts va in pensione. Per quanto riguarda Speranza, invece, si dovranno aspettare le elezione per liberarsene. Fino a quel giorno l’Italia dovrà ancora sopportarlo. A farci capire la data in cui finalmente non avremo più il famigerato Cts è Sergio Abrignani, immunologo e componente del Comitato tecnico scientifico. Intervenuto su Rai Radio 1 a “Un Giorno da Pecora“, Abrignani ha detto che “non credo verrà prorogato lo stato di emergenza” e che “quindi si scioglierà anche il Cts”. La data dunque? Il 31 marzo. Gli italiani possono già cerchiarla in rosso sul calendario e preparare la festa. (Continua a leggere dopo la foto)

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Abrignani ha anche specificato che la decisione spetterà alla politica, ma non ha nascosto quale sia la strada ormai segnata. Ecco il pensiero dell’immunologo: “Non credo dovremmo più vivere la situazione emergenziale che abbiamo vissuto in passato, almeno se rimane la variante Omicron. E non penso che possa arrivare a breve una variante più diffusiva di Omicron, è difficile ed è improbabile immaginarsela”. L’altra questione aperta è se abolire il green pass dal primo aprile o meno. “Sono scelte politiche, io dico che quando avremo terminato la campagna vaccinale potremo togliere tutto”, conclude il componente del Cts Sergio Abrignani. (Continua a leggere dopo la foto)

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Per quanto riguarda l’obbligo vaccinale, Abrignani afferma che questo potrà avere senso fino al momento in cui il virus continuerà a circolare. E a suo dire potrebbe volerci ancora un bel po’, visto che il membro del Cts parla addirittura di anni. Ha infatti tenuto a sottolineare che non si tratta solo della singola persona, ma di tutta la comunità. I cittadini di età superiore ai 50 anni sono 27 milioni, e che di questi quasi 2 milioni non sono ancora vaccinati. (Continua a leggere dopo la foto)

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Per quanto riguarda lo stato di emergenza, anche il sottosegretario alla Salute Andrea Costa aveva spiegato che probabilmente non sarebbe stato prorogato oltre il mese di marzo, precisando che, se verrà mantenuto il ritmo attuale di vaccinazioni, da marzo si potrà prevedere un rallentamento del certificato verde per esempio nei luoghi all’aperto. Un altro passo per tornare alla normalità.

“Green pass? Nessuna motivazione scientifica per mantenerlo”: l’attacco della virologa Gismondo

Non usa mezze parole Maria Rita Gismondo, che nell’ultima puntata del programma Fuori dal coro condotto da Mario Giordano su Rete 4 ha messo nel mirino le norme adottate dal governo per fronteggiare la pandemia da Covid-19. Secondo la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, è assurdo vedere come “man mano che la popolazione vaccinata è aumentata, sono aumentate anche le restrizioni”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Gismondo si è chiesta perché “oggi che abbiamo l’82,35% della popolazione vaccinata e il 3,10% guarita e quindi immune abbiamo addirittura la proibizione di andare a lavoro. Inoltre mi chiedo: perché soltanto in Italia continuiamo con questa politica di divieti mentre nel resto d’Europa si va in direzione opposta?”. (Continua a leggere dopo il tweet e la foto)

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La virologa si è poi confrontata con il conduttore Mario Giordano che le ha chiesto: “Ma oggi, con questi numeri su vaccinati e ricoveri, la scelta di lasciare a casa delle persone impedendo loro di lavorare ha una giustificazione sanitaria?” Risposta, secca: “No. Solo due Paesi in Europa hanno obbligato alla vaccinazione sanitari e alcuni dipendenti pubblici. Per il resto il lavoro non è stato negato a nessuno”.(Continua a leggere dopo la foto)

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Gismondo ha infine commentato con l’amaro in bocca le restrizioni entrate in vigore a partire dal 15 febbraio, data a partire dalla quale gli over 50 che lavorano dovranno dimostrare di essersi sottoposti a due dosi di vaccino più il “booster” o di essere guariti dal Covid: “Per me è una giornata tristissima”.

“Ora basta”. Green pass e obblighi, la scrittrice Susanna Tamaro scrive a Draghi: che sberla!

Una lettera che va letta tutta d’un fiato. Una lettera che la scrittrice Susanna Tamaro ha scritto al premier Draghi. Uno schiaffo in pieno volto, con grandissimo e garbatissimo stile. La lettera, pubblicata sul Corriere, ha subito fatto il giro del web, e la riproponiamo anche noi nella sua versione integrale: “Gentile presidente Draghi, mi dispiace rubarle un po’ del suo tempo prezioso e se lo faccio è perché credo che, a questo punto, il nostro Paese abbia bisogno di una riflessione seria e non partigiana su quello che è successo e su quello che sta ancora succedendo. Premetto che sono, per formazione, una naturalista dunque osservo la realtà senza pregiudizi né veli ideologici ma soltanto nella logica coerenza dei fatti. Da molti anni trascorro qualche settimana tra gennaio e febbraio in un piccolo paese sulle Alpi perché ho bisogno della quiete data dalla neve per raggiungere la parte più profonda della creatività, e così ho fatto anche quest’anno. Ero partita con degli scarponcini quasi rotti pensando di sostituirli in montagna nel negozio in cui mi servo da anni, dato che reputo la fedeltà agli esercenti un piccolo atto di resistenza umana, ma non mi è stato possibile perché il mio green pass era scaduto da un giorno. Di conseguenza, tutto il mio soggiorno creativo si è trasformato in un esilio civile: niente caffè al bar, nessun conforto in una baita, non ho potuto neppure comprare dei francobolli alla posta. Il mio crimine? Essermi fidata di quello che mi aveva garantito lo Stato, vale a dire che le persone vaccinate dopo agosto 2021 sarebbero state coperte per nove mesi. Anthony Fauci definisce le persone che hanno ricevuto due dosi di vaccino come me, «fully vaccinated», ma per lo Stato italiano questa condizione non ha alcun valore”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Continua Susanna Tamaro: “Questo mi porta al cuore della questione, cioè al caos e all’irrazionalità che ci hanno dominato in questi due anni. Possibile che nella mitica cabina di regia, nel momento in cui sono state decise le misure per limitare il raggio di azione dei no vax, nessuno si sia alzato in piedi a dire: scusate un momento, ma se equipariamo i vaccinati con due dosi ai no vax non stiamo lanciandoci un boomerang? Perché così facendo, primo, affermiamo la totale inefficienza del vaccino, e secondo, alimentiamo le fantasie complottiste di chi si oppone alla campagna vaccinale. Personalmente non ho mai avuto paura del Covid, l’ho avuto nel gennaio del 2020 prima che scoppiasse la pandemia mentre i nostri politici ci invitavano ad «abbracciare i cinesi» e il mio medico, che è cinese, mi telefonava per dirmi che la cosa più importante da fare era indossare la mascherina. Che quella specie di raffreddamento fosse il Covid l’ho capito mesi dopo perché, per diverse settimane, sono stata privata del gusto e dell’olfatto. Non ho mai temuto il Covid, anche perché in me è molto chiara la divisione tra ciò che è fisico e ciò che è metafisico. I virus fanno parte del mondo naturale, come noi dunque, per quanto bizzarri e imprevedibili, sottostanno sempre alle leggi della chimica e della fisica; ed è proprio tramite queste leggi che noi, grazie ai vaccini, riusciamo in qualche modo a contrastarli e a limitarne i danni”. (Continua a leggere dopo la foto)

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“Se cammino in perfetta solitudine in un bosco – argomenta Susanna Tamaro – è impossibile che mi contagi mentre se entro in un locale affollato con l’aria viziata è molto probabile che mi ammali, soprattutto se il mio sistema immunitario è debole. Questa è la realtà fisica. La medicina e le norme igieniche — ormai grandi sconosciute — sono le nostre alleate per gestirla nel migliore dei modi. Quando ho cominciato a incrociare in montagna, in luoghi popolati da marmotte e camosci, escursionisti bardati da invalicabili Ffp2, quando ho visto le forze dell’ordine costrette a inseguire persone che passeggiavano nei boschi — diabetici, cardiopatici etc. che riescono a mantenere l’equilibrio grazie al movimento quotidiano — come fossero delinquenti, ho capito che la nostra società era entrata in una pericolosissima dimensione, quella che confonde il fisico con il metafisico. Il virus non è più un virus bensì un’incarnazione del demonio, e questa incarnazione porta come conseguenza la necessità di un capro espiatorio, il no vax, e la divinizzazione del suo antagonista, il vaccino. Se è comprensibile e umanamente giustificabile, davanti alla gravità della situazione, il caos organizzativo dei primi mesi, lo è molto meno quello che si è creato nella comunicazione proprio nel momento in cui sono arrivati i vaccini. Possiamo dire che la baraonda mediatica, la canea di esperti di ogni tipo, i nefasti vaticini quotidiani lanciati da cassandre del piccolo schermo abbiano fatto un danno non indifferente alla campagna vaccinale? Creare confusione non è mai una buona strategia quando si vuole raggiungere un risultato. In un Paese serio ci sarebbe stato un unico portavoce del governo, un medico competente e capace di usare parole pacate e sagge e tutta la comunicazione con i cittadini sarebbe stata affidata a lui. Non posso non pensare alla povera famiglia Mancuso di Enna sterminata dal virus, non perché fosse ideologizzata dal web, ma semplicemente perché aveva paura. Quanti come loro, sono stati abbandonati ai loro fantasmi, senza nessuno che li prendesse per mano? Perché, ovviamente, ai giudizi spesso sprezzanti degli scienziati si è unito il coro degli esperti di rimbalzo, capaci di insultare chiunque esitasse a vaccinarsi con i toni di livida rabbia che si concede soltanto agli ubriachi al termine della notte. La necessità del capro espiatorio ha trasformato il non vaccinato in un untore manzoniano”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Continua Susanna Tamaro: “La scienza però ci dice che, vaccinati e non vaccinati, ci scambiamo comunque tutti allegramente il contagio. In quest’ottica risulta anche difficile capire l’attribuzione taumaturgica del green pass. Personalmente non ho alcuna osservazione morale, filosofica o politica su questo importante documento. Nell’archivio del piccolo comune in cui vivo è registrata l’esistenza di posti di blocco istituiti nel 1800 durante un’epidemia di peste in Campania: per entrare nel paese bisognava, infatti, esibire un lasciapassare che attestasse l’assenza di soggiorni partenopei. Ma se ci contagiamo tutti in continuazione che senso ha? Non costituisce piuttosto un importante fattore di rischio? Con il super green pass, magari addirittura illimitato, una persona, soprattutto giovane, si sente appunto super sicura e abbandona quelle cautele che, davanti a un’epidemia così insidiosa, bisognerebbe pur sempre continuare a mantenere. E il fatto che si impedisca alle persone che non hanno ancora fatto la terza dose, come me ora, di avere qualsiasi tipo di vita sociale non è qualcosa che, oltre a ledere i diritti fondamentali della persona, dà anche il colpo di grazia ai negozi e ai parrucchieri che fin qui, con le unghie e con i denti, hanno tentato di resistere? In questo momento ho gli anticorpi molto alti e dunque sarebbe una follia, nonché uno spreco, fare la terza dose, sarebbe come entrare in un bosco in cui c’è un orso feroce con un solo colpo in canna e sparare alla prima lepre che passa davanti. Un’occasione pericolosamente sprecata. Se il green pass è così essenziale era così difficile immaginarne uno «indebolito», che impedisse la partecipazione ai grandi eventi, ai concerti, agli stadi, permettendo ai «fully vaccinated» con due dosi di poter continuare con dignità la propria vita?”. (Continua a leggere dopo la foto)

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“In Israele – ragiona la scrittrice Susanna Tamaro – un Paese certo non sprovveduto, hanno capito che i malefici del green pass superano di gran numero i benefici e ne hanno delimitato l’uso ai grandi eventi mentre noi abbiamo le forze dell’ordine costrette a entrare nei parrucchieri di paese per chiedere il green pass alle anziane clienti che si fanno la permanente. Non stiamo sfiorando il ridicolo? L’epidemia per fortuna è alle spalle, la sua virulenza si è affievolita, andiamo verso la bella stagione, il Paese è stremato, le persone sono sempre più povere e le famiglie dilaniate da feroci conflitti tra diverse fazioni, amicizie di una vita cancellate per sempre da reciproci anatemi creando nuove e terribili solitudini umane, per non parlare dei bambini che, dopo due anni di isolamento e di nefaste comunicazioni dei media, vivono in uno stato di fragilità e di terrore a cui sarà difficile porre rimedio. Comunicare ogni giorno per due anni il numero dei morti al telegiornale e concentrare tutta l’attenzione su questo ha costituito e costituisce un danno gravissimo per l’equilibrio delle persone. Molte persone vivono ormai nella condizione di irragionevole terrore e questa condizione rende debolissimo il loro sistema immunitario. Penso che il nostro Paese abbia molte forze creative da mettere in gioco, e per liberarle abbia bisogno di essere sollevato dalla ossessiva e sempre mutevole emanazione di decreti che, come un sortilegio maligno, paralizza la vita civile, l’economia, le iniziative individuali annichilendo l’idea di futuro. Siamo 60 milioni di abitanti e soltanto il 9% della popolazione non è vaccinata, per la maggior parte bambini. Demonizzare i no vax a questo punto, imponendo la loro resa totale con l’obbligo dei vaccini, non può che esasperare la situazione perché spinge verso reazioni sempre più estreme e irrazionali. E l’irrazionalità è la cosa di cui abbiamo meno bisogno in questo momento”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Conclude Susanna Tamaro: “Caro presidente, credo che anche lei durante l’infanzia abbia giocato a nascondino, si ricorda quel momento magico in cui il bambino più abile e veloce riusciva a toccare l’albero gridando: «Tana libera tutti»? Ecco, forse il nostro amato Paese ha bisogno proprio di questo, di lasciare alle spalle il dolore, la paura, l’impotenza, gli ossessivi controlli polizieschi per permettere alle energie vitali di rinascere e affrontare il periodo comunque economicamente difficile che ci aspetta. Verranno nuove epidemie, certo, — come ci viene funestamente ricordato ogni santo giorno dai media — ma tutti i viventi lottano costantemente contro gli agenti patogeni, in questo caso però la pandemia è alle spalle e continuare a ipotizzare catastrofi future è, da tutti i punti di vista, una follia. Comunque una profezia la posso fare anch’io. Prima o poi moriremo tutti. Intanto però sarebbe bello che potessimo riprendere a vivere”.


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